30 giu 2009

AUTOSTRADE: EMESSI SEI AVVISI DI GARANZIA

C'è un "atto visibile" per l'inchiesta sul Consorzio autostrade siciliane, che ha scandagliato le ultime due gestioni amministrative che si sono succedute nel tempo. Quella del modicano Antonino Minardo e quella molto più recente della siracusana Patrizia Valenti, che solo da qualche giorno ha lasciato il passo al neo commissario messinese Manlio Munafò. L'inchiesta era aperta da un paio di mesi ma l'atto "visibile" più recente sono le sei informazioni di garanzia inviate dal sostituto procuratore di Messina, Vincenzo Cefalo, con cui s'ipotizzano le accuse di abuso d'ufficio e rifiuto-omissione di atti d'ufficio per tre vicende distinte. Riguardano l'ex presidente Antonino "Nino" Minardo, i membri del CdA Carmelo Torre, Angelo Paffumi e Giuseppe Faraone, l'ormai ex presidente Patrizia Valenti e il funzionario dell'ente Felice Siracusa.Nella prima tranche d'indagine risultano coinvolti Minardo, Torre, Paffumi, Faraone e Siracusa, il primo come presidente, gli altri tre come membri del Consiglio direttivo e l'ultimo come dirigente generale facente funzioni.C'è al centro una delibera "incriminata", che fu adottata il 20 settembre del 2007 con cui si affidò all'ingegnere Vincenzo Pozzi, ex supermanager dell'Anas, il ruolo di direttore generale del Consorzio autostrade siciliane.Questa nomina fu contestata all'epoca da alcuni membri del CdA (Dario La Fauci, Luigi Ragno e Ferdinando Cammissuli, che votarono contro in quella seduta di settembre, mentre furono a favore il presidente Minardo, il vicepresidente Carmelo Torre, Angelo Paffumi e Giuseppe Faraone), è fu poi oggetto di una formale richiesta di revoca da parte dell'architetto La Fauci, che sottolineò in particolare il mancato confronto fra curricula diversi ed è più volte stato sentito in Procura su questa vicenda.L'abuso si sarebbe concretizzato perché, semplificando, per un verso non ricorreva il presupposto dell'impossibilità oggettiva di utilizzare personale interno, ed ancora perché non venne espletata la cosiddetta procedura comparativa per la scelta del contraente, in concreto non venne esaminata nessun'altra candidatura.L'altro capo d'imputazione messo nero su bianco dal sostituto peloritano Vincenzo Cefalo è il rifiuto di atti d'ufficio, ma si sarebbe concretizzato in due vicende separate. La prima riguarda Minardo, Torre, Paffumi e Faraone, che sempre il 20 settembre del 2007 formalizzando la delibera di affidamento dell'incarico a Pozzi, con un compenso di 107.000 euro annui lordi, non hanno di conseguenza eseguito una sentenza del Tar del 2006 con cui si obbligava il Consorzio a procedere all'approvazione della graduatoria del concorso interno per titoli, proprio per coprire il posto di dirigente generale, e quindi anche la determina del commissario ad acta del maggio 2006 che aveva approvato la graduatoria.L'ultima vicenda di gestione del Cas che fa parte dell'inchiesta, ma in questo caso ci sono stati più pronunciamenti da parte di tribunali amministrativi, riguarda l'ormai ex presidente Patrizia Valenti, la "lady di ferro" che aveva dato una sterzata verso la normalità. Il reato che contesta il magistrato è sempre il rifiuto d'atti d'ufficio ma in questo caso la vicenda è diversa: la Valenti in qualità di presidente del Cas nominata nell'aprile del 2008 dopo le dimissioni di Nino Minardo, ha rifiutato di eseguire un provvedimento del Tar di Catania che le imponeva l'assunzione immediata dell'avvocato Olivia Pintabona a direttore generale nonostante la diffida. La Pintabona con il Cas da tempo aveva avviato una vera e propria battaglia legale. Sempre in relazione a questa vicenda secondo il magistrato messinese c'è anche un profilo omissivo, perché la Valenti non convocò il Consiglio direttivo per deliberare il conferimento dell'incarico.

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