Messina - Operazione Antimafia della Squadra Mobile
Nelle prime ore odierne, la Squadra Mobile ha dato esecuzione all’Ordinanza di Custodia Cautelare in Carcerenei confronti di sette soggetti accusati di far parte di un’associazione mafiossa dedita al traffico di sostanze stupefacenti Tutti i destinatari della misura cautelare, ad eccezione di uno, tratto in arresto per aver effettuato una cessione di un ingente quantitativo di sostanza stupefacente nei confronti di tre soggetti catanesi, non meglio identificati, rispondono di associazione di stampo mafioso e di associazione finalizzata al traffico di ingenti quantitativi di sostanza stupefacenti, operante in Messina in un arco temporale compreso tra il dicembre 2009 ed il giugno 2010, al fine di commettere gravi delitti tra cui il commercio di sostanze stupefacenti, detenzione illegale e porto in luogo pubblico di armi e munizioni anche da guerra, con l'aggravante per alcuni di loro di averla coordinata e diretta. Le attività investigative, compendiate in un’informativa conclusiva a carico di 32 soggetti, hanno consentito di individuare l’esistenza e l’operatività di un sodalizio criminale, da tempo formatosi in questo capoluogo, dedito al traffico illecito di sostanze stupefacenti, del tipo cocaina ed eroina, dotato di una complessa struttura organizzativa, ben ramificata sul territorio, capace di esercitare il controllo di un’intera zona urbana, ove essa è insediata, e caratterizzata dall’essere armata, con un enorme potenziale offensivo, come dimostrato dal rinvenimento e sequestro di un vero e proprio arsenale di armi e munizioni da guerra tra cui fucili mitragliatori Kalashnikov. Le indagini, sviluppatesi tra il mese di gennaio ed il mese di giugno del 2010, sono state condotte con numerose e peculiari attività tipiche di polizia giudiziaria, con l’ausilio di servizi di intercettazione ambientali e telefoniche, raggiungendo elevati livelli di riscontro probatorio in ordine all’esistenza di questa complessa ed articolata organizzazione criminale, stabilmente dedita al traffico di ingenti quantitativi di sostanze stupefacenti, della quale sono stati accertati i metodi, le regole e i sistemi di conduzione del programma criminoso. Invero, alla fine del mese di gennaio del 2010, la Squadra Mobile dopo una perquisizione in un casolare ubicato in questo capoluogo, in Contrada Murazzo Villaggio S.Filippo Superiore, ha tratto in arrestoalcuni degli odierni indagati poiché colti, nella flagranza dei reati di detenzione illegale di n.15 pistole (3 revolver e 12 semiautomatiche) con matricola abrasa, n.3 fucili mitragliatori AK 47 Kalashnikov cal. 7.62, n.3 pistole mitragliatrici cal.9, 1 fucile semiautomatico cal.12, migliaia di munizioni anche da guerra, n.4 silenziatori per ama lunga e corta, n.116 detonatori a miccia, kg.2,015 di eroina, Kg.5,957 di cocaina, materiale e attrezzature per il confezionamento della sostanza stupefacente. Inoltre, nel corso delle indagini, nell’aprile del 2010, è stata effettuata un ulteriore perquisizione del casolare sito in Contrada Murazzo, all’esito della quale sono stati rinvenuti e sequestrati Kg. 2,294 di cocaina, inserita in un contenitore interrato nel cortile circostante, ove era stata ricavata una buca, poi coperta con malta. Tale organizzazione criminale ha acquisito, nel tempo, oltre che potenza militare, anche una capacità economica che ha consentito di investire i capitali illeciti in consistenze immobiliari e societarie. L’evoluzione delle caratteristiche strutturali del sodalizio mafioso operante in Mangialupi consente di affermare che oggi, a differenza dal passato, operano delle vere e proprie cellule a base familistica tra loro collegate. Le origini di tale fenomeno evolutivo potrebbero risiedere nelle acclarate contiguità e cointeressenze con le organizzazioni criminali calabresi. Gli storici rapporti con la vicina ‘ndrangheta potrebbero aver influito su un processo di graduale costituzione di una formazione criminale che mutua, in modo unico e facilmente riconoscibile, rispetto alle altre organizzazioni criminali cittadine, talune caratteristiche tipiche delle ‘ndrine della provincia di Reggio Calabria. I nuclei familiari del clan Mangialupi sembrano organizzati secondo una struttura circolare in cui ciascuna “cellula” opera in rapporto di cointeressenza nelle attività illecite delle altre, prestandosi mutuo soccorso ed assistenza ogni qualvolta si renda necessario. Ne deriva un’organizzazione criminale che nel suo complesso è difficilmente penetrabile, anche a cagione della particolare conformazione urbanistica della zona. Il commercio di sostanze stupefacenti rappresenta la fondamentale fonte di acquisizione di capitali illeciti dell’organizzazione criminale di Mangialupi, condotta sistematicamente attraverso una struttura ben articolata di gestione e di controllo dalla fase del rifornimento sino alla commercializzazione al dettaglio, come risulta dalle dichiarazioni dei collaboratori e dalle varie operazioni antidroga che negli ultimi anni hanno visto coinvolti i suoi componenti, tra i quali gli odierni arrestati. (PS)