Oggi giornata del silenzio. I giornalisti italiani scioperano per protestare contro il decreto legge del governo che intende porre un freno alle intercettazioni e alla divulgazione di notizie riguardanti atti giudiziari. E’ un’azione dimostrativa contro i tagli operati dal governo nei confronti dell’editoria e i bavagli posti alla pubblicazione delle notizie. Tagli e bavagli che minano fortemente la libertà d’informazione. La libertà d’informazione è tutelata dalla costituzione e va difesa da giornalisti e cittadini dai tentativi di compressione. I cittadini hanno il diritto di essere informati correttamente su tutto ciò che avviene, soprattutto nei palazzi del potere, pur nel rispetto della privacy. Per garantire la riservatezza delle persone non c’è bisogno di alcuna legge. Sono sufficienti i vari codici deontologici che la categoria dei giornalisti, ottemperando ad una legge dello Stato, ha da tempo approvato e adottato. E’ una legge che nega il diritto di essere informati, limita fortemente le inchieste giudiziarie e zittisce la stampa. Il Capo dello Stato ha evidenziato “punti di criticità” ed il presidente della Camera ha dichiarato che “un Paese democratico ha bisogno di un’informazione libera e indipendente”. Pure magistratura e forze di polizia hanno sottolineato gli aspetti negativi del provvedimento. Lottare contro questa legge iniqua è una battaglia condivisa dall’opinione pubblica. E’ una legge che punta a nascondere le malefatte dei corrotti, manda in galera i giornalisti e strangola con le multe gli editori. La nostra non è una difesa corporativa e non si tratta di un privilegio: è in gioco la disponibilità dell’informazione come bene pubblico. Processo Montesi, Piazza Fontana, Piazza della Loggia, Italicus, Ustica, omicidi Falcone e Borsellino, G8 di Genova, “furbetti del quartiere”, scalate economiche, caso Cucchi ecc., senza le inchieste della stampa molte di queste verità non sarebbero venute a galla. Se questo decreto diventerà legge, l’Italia farà un gravissimo passo indietro nella libertà di stampa. La Fnsi è impegnata a difendere il diritto-dovere dei giornalisti di informare e dei cittadini di essere informati, non si fermerà e, in caso di approvazione, farà ricorso alla Corte di Giustizia europea. (tempo stretto)
8 lug 2010
I giornalisti messinesi in piazza per dire no alla legge-bavaglio
Oggi giornata del silenzio. I giornalisti italiani scioperano per protestare contro il decreto legge del governo che intende porre un freno alle intercettazioni e alla divulgazione di notizie riguardanti atti giudiziari. E’ un’azione dimostrativa contro i tagli operati dal governo nei confronti dell’editoria e i bavagli posti alla pubblicazione delle notizie. Tagli e bavagli che minano fortemente la libertà d’informazione. La libertà d’informazione è tutelata dalla costituzione e va difesa da giornalisti e cittadini dai tentativi di compressione. I cittadini hanno il diritto di essere informati correttamente su tutto ciò che avviene, soprattutto nei palazzi del potere, pur nel rispetto della privacy. Per garantire la riservatezza delle persone non c’è bisogno di alcuna legge. Sono sufficienti i vari codici deontologici che la categoria dei giornalisti, ottemperando ad una legge dello Stato, ha da tempo approvato e adottato. E’ una legge che nega il diritto di essere informati, limita fortemente le inchieste giudiziarie e zittisce la stampa. Il Capo dello Stato ha evidenziato “punti di criticità” ed il presidente della Camera ha dichiarato che “un Paese democratico ha bisogno di un’informazione libera e indipendente”. Pure magistratura e forze di polizia hanno sottolineato gli aspetti negativi del provvedimento. Lottare contro questa legge iniqua è una battaglia condivisa dall’opinione pubblica. E’ una legge che punta a nascondere le malefatte dei corrotti, manda in galera i giornalisti e strangola con le multe gli editori. La nostra non è una difesa corporativa e non si tratta di un privilegio: è in gioco la disponibilità dell’informazione come bene pubblico. Processo Montesi, Piazza Fontana, Piazza della Loggia, Italicus, Ustica, omicidi Falcone e Borsellino, G8 di Genova, “furbetti del quartiere”, scalate economiche, caso Cucchi ecc., senza le inchieste della stampa molte di queste verità non sarebbero venute a galla. Se questo decreto diventerà legge, l’Italia farà un gravissimo passo indietro nella libertà di stampa. La Fnsi è impegnata a difendere il diritto-dovere dei giornalisti di informare e dei cittadini di essere informati, non si fermerà e, in caso di approvazione, farà ricorso alla Corte di Giustizia europea. (tempo stretto)