Milano: Pizzino della Castello sospende lo sciopero
Unicredit apre le porte a Giuseppe Pizzino, il patron della camiceria Castello in sciopero della fame, davanti alla sede milanese della banca, per protesta contro un mancato finanziamento. "Siamo rasserenati dalle condizioni di salute del signor Pizzino, col quale abbiamo avuto oggi un incontro per illustrargli di nuovo la situazione. All'incontro la banca ha anche presentato alcune ipotesi alternative", afferma un portavoce del gruppo di Piazza Cordusio, interpellato sulla vicenda. Alla riunione, che si è svolta questa mattina mentre l'amministratore delegato Alessandro Profumo si trovava a Londra, hanno partecipato alcuni top manager dell'istituto. Due deputati del Pdl si sono recati davanti alla sede di Unicredit in Piazza Cordusio a Milano, per manifestare con un 'sit-in' la propria solidarietà all'imprenditore messinese Giuseppe Pizzino. La protesta di Catia Polidori, componente della Commissione Attività produttive della Camera, e di Nino Germanà, componente della Commissione finanze è durata circa un'ora. "Siamo venuti a Milano per stare vicini a un imprenditore che sta facendo lo sciopero della fame - ha detto Polidori -. Siamo indignati che le banche non stiano sostenendo le imprese che hanno una storia virtuosa. Non è bello, né moralmente corretto". "La scelta della banca di non accettare i bond significa vanificare lo sforzo del Governo" ha aggiunto Germanà. "Non conosco il merito del problema di questo imprenditore, ma il fatto che sia di Messina la dice un po' lunga sull'asimmetria del credito in Italia". Così il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, interviene sulla vicenda di Giuseppe Pizzino. "Credo che sia giusto che i parlamentari del collegio responsabile e delle imprese del Pdl debbano parlare con questo imprenditore - ha spiegato Tremonti -. Non conosco il caso specifico, ma la vedo così: esiste davvero un problema del credito in Italia ed esiste un problema ancora più grave, un problema del credito nel Mezzogiorno". "Chi comanda, chi ha in mano le banche è a Milano e non in Sicilia. C'é qualcosa che non va - ha detto Tremonti -. Se la linea della decisione, della proprietà delle banche si allontana dai territori c'é qualcosa che non va. Perché fare banca significa sicuramente guardare i bilanci, i numeri, ma anche guardare negli occhi le persone, conoscere la storia di una famiglia, il coraggio di un imprenditore, la voglia, la determinazione a continuare, i figli. Tutto questo in Italia si sta un po' vanificando. Ci sono banche medio-piccole, anche grandi, che stanno comunque sul territorio - ha concluso il ministro - e ci sono banche che si stanno allontanando dal territorio". Giuseppe Pizzino ha deciso così di concludere la protesta e di tornare in Sicilia. A spingere l'industriale a sospendere la protesta sono state le aperture del gruppo di Piazza Cordusio e la solidarietà di parte del mondo politico a partire dal ministro dell'Economia Giulio Tremonti. "Ci sono state proposte - spiega la figlia Michela raggiunta telefonicamente dall'ANSA - una serie di soluzioni alternative che valuteremo serenamente, mio padre ora ha solo bisogno di recuperare le forze". La decisione di Pizzino, sottolinea in una nota il gruppo Castello, "segue all'incontro tenutosi stamane con Gianni Coriani e Piergiorgio Peluso, rispettivamente amministratore delegato e direttore generale di Unicredit corporate banking e alle ripetute telefonate con il ministro dell'economia, Giulio Tremonti e il presidente della Regione Sicilia, Raffaele Lombardo.