Povera Sicilia, sempre ultima nelle classifiche nazionali. I dati Istat attestano l’Isola fanalino di coda. Nel Belpaese 7,5 milioni di poveri
Gli ultimi saranno i primi, ma per la Sicilia non è ancora venuto il tempo. Lo rivelano i dati Istat sulla povertà relativa in Italia nel 2007. La Sicilia rimane il fanalino di coda della classifica nazionale. Mentre la Toscana è l'unica regione italiana in cui le condizioni di vita sono migliorate tra il 2006 e il 2007: rispetto al 2006 l'incidenza di povertà relativa è diminuita di 2,8 punti percentuali, ossia si è passati dal 6,8% al 4%). È il Veneto comunque la regione meno povera (3,3%); seguono Toscana, Lombardia e Trentino Alto Adige, con valori inferiori al 6%. In ultima posizione si trovano la Basilicata (26,3%) e, appunto, la Sicilia (27,6%). Nel 2007 sono 7 milioni 542 mila i poveri in Italia (12,8% dell'intera popolazione); mentre raggiungono quota 2 milioni 653 mila le famiglie povere (11,1% di quelle residenti sul territorio). Il dato e' stato diffuso questa mattina dall'Istat che calcola la stima dell'incidenza della povertà relativa sulla base di una soglia convenzionale che individua il valore di spesa per consumi al di sotto del quale una famiglia viene definita povera in termini relativi. "La soglia di povertà per una famiglia di due componenti - spiega l'Istituto di statistica - è rappresentata dalla spesa media mensile per persona, che nel 2007 è risultata pari a 986,35 euro. Le famiglie composte da due persone che hanno una spesa media mensile pari o inferiore a tale valore vengono quindi classificate come relativamente povere". In sostanza l'indagine Istat mostra che la povertà resta "maggiormente diffusa nel Mezzogiorno (incidendo quattro volte di più che nel resto del Paese); tra le famiglie più ampie (in particolare con tre o più figli soprattutto se minorenni e con anziani a carico). E, ancora, dove vi sono bassi livelli di istruzione e bassi profili professionali oltre che l'esclusione dal mercato del lavoro''. Un incremento dell'incidenza di povertà si osserva anche tra le famiglie con due o più anziani (dal 15,3% al 16,9%), siano essi in coppia o membri aggregati. Segnali di miglioramento invece si osservano tra le famiglie di monogenitori (dal 13,8% scende all'11,3%), in particolare tra i monogenitori anziani; questo risultato va messo in relazione al generale miglioramento osservato, anche negli anni precedenti, tra le famiglie con un anziano (dal 13% all'11,8%) per le quali l'incidenza rimane comunque leggermente superiore alla media. L'incidenza di povertà infine scende tra le famiglie con a capo un lavoratore autonomo (da 7,5% a 6,3%), in particolare se lavoratore in proprio (da 9,6% al 7,9%), tipologie che già presentavano livelli decisamente contenuti.